venerdì 15 settembre 2017

Fantasmi e dubbi... 😁

"I fantasmi sono, in un certo modo, dei frammenti, dei pezzi di altri mondi, un elemento di essi. L'uomo sano, si intende, non ha nessuna ragione di vederli, dato che l'uomo sano è anzitutto un uomo terreno, e quindi deve vivere unicamente la vita di quaggiù, affinché in lui ci sia ordine e armonia."
Le parole di Svidrigàjlov, racchiuse dentro ad una insolita conversazione tra quest'ultimo e Raskòlnikov...
Secondo questo nuovo e bizzarro personaggio (con molte probabilità, assassino di sua moglie...), gli spettri si presenterebbero soltanto alle persone mentalmente instabili, poiché i malati mentali sarebbero più vicini al mondo dell'aldilà: essendo "morti" a livello mentale e trovandosi semplicemente nell'attesa del decesso fisico...
Teoria bizzarra, davvero! Ma non del tutto trascurabile... Mi ha incuriosita particolarmente: avvalorerebbe l'ipotesi dell'esistenza di un altro mondo dopo la morte fisica.
È anche vero, però, che le allucinazioni tendono ad accompagnare diversi tipi di disturbi psicologici... 😕
Svidrigàjilov, effettivamente, non si presenta al protagonista come un uomo sano ed equilibrato: dentro ha un turbinio di pensieri, che lo agita, lo turba. Un personaggio molto simile a quello di Raskòlnikov! Chissà perché, ma comincio ad immaginarmi una complicità tra i due... Un losco rapporto di amicizia.
Diabolica. Utilizzerò questo aggettivo, ora, per tentare di descrivere l'opera di Dostoevskij.
Raskòlnikov inizia ad essere pedinato da una misteriosa figura maschile e le persone, intorno a lui, gli rivelano apertamente i loro sospetti sulla sua stessa persona!
Intrigante e diabolico. Sempre di più, via via che volto le pagine...
Tornando, invece, al mio hobby della scrittura, posso aggiungere una news: una libreria della mia zona potrebbe essere interessata a preparare una presentazione per il mio "Iside e Celeste"! 😊
Non saprei... La cosa mi garba molto, lo ammetto, ma non mi reputo ancora all'altezza di una celebrazione simile. Non è falsa modestia la mia: semplicemente non mi ritengo ancora degna di un evento di questo tipo.
Non ho ancora collezionato abbastanza esperienze lungo questo tortuoso cammino della scrittura e, perciò... Mi considererei come una presuntuosa, tutto qua!
Comunque, ci rifletterò su molto attentamente. 🙌

mercoledì 13 settembre 2017

In attesa del primo giorno di scuola...

Domani, il mio bambino inizierà a frequentare la prima elementare.
Che dire?... Sono al settimo cielo per lui: per tutte le nuove esperienze che potrà vivere, nel suo avvenire; per tutte le gioie e i dolori (perché sono necessari anche questi ultimi...), che il mio bambino incontrerà lungo il suo cammino di crescita.
Ho riempito il suo zainetto (di Capitan America e Iron man 😁) con tutto il materiale indicato sulla lista consegnatami dai suoi futuri e, direi, a questo punto, imminenti insegnanti.
Mentre stavo inserendo l'ultimo pezzo (la merendina destinata a metà mattina 😁), mi sono detta: "Perché non parlarne sul mio blog? Di questa mia eccitazione e preoccupazione, nell'attesa che il mio bambino varchi quella soglia, domani?..."
Allora, eccomi qua! Lascio scorrere questo ed altri miei pensieri sul mio caro diario elettronico nella speranza che, un giorno, lui possa avere una testimonianza scritta di quanto è immenso il mio amore nei suoi confronti! ❤
Non ha un carattere facile... Per niente! 😬 È ancora molto disubbediente e, molte volte, si rivolge a me o a suo padre con prepotenza e arroganza. 
Questi sono alcuni dei motivi per cui mi sento preoccupata per il suo nuovo inizio di domani... 😧
Spero vivamente che il suo carattere si addolcisca un po' e che riesca ad imparare ad accettare le regole... Confido in lui e nei momenti di estrema bontà che riserva per noi genitori e per i suoi nonni.
No, non sono una di quelle mamme che idolatrano i figli, nonostante i difetti dei pargoli... Perché, diciamocelo: quale bambino non presenta qualche difettuccio comportamentale?...
Io sono consapevole dei pregi e dei difetti di mio figlio e sto tentando con tutte le forze di lodare al massimo i suoi pregi, per fare in modo che i suoi nei vengano abbandonati da lui nel dimenticatoio... Ci spero. 
Comunque, detto ciò, buon inizio di scuola, mio piccolo e testardo Cesare! ❤
Stasera ceneremo io e lui con i nostri gnocchetti al pesto e poi, giuro che mi fionderò su "Delitto e castigo" del mio adorato Dostoevskij. 
Ho dovuto abbandonare momentaneamente questa mia lettura per motivi di preparazione scolastica: riunione con i maestri, acquisto materiale ecc ecc. 😁
Ma da stasera riprenderò! Per "il momento", la madre e la sorella del protagonista si sono recate da lui, a S.Pietroburgo... Devo scoprire il seguito... Assolutamente!
Infine, posso dichiarare con estrema sicurezza che il mio "Iside e Celeste", ora, è disponibile in versione cartacea!! 😊
Ieri sera ero sovrappensiero, con la testa ancora colma del brusio post-riunione e, aprendo la mia applicazione di whatsapp, ho scoperto un messaggio della mia cara amica, la quale ci teneva ad avvisarmi circa la disponibilità in cartaceo del mio ultimo manoscritto!! 😁 
Sei fantastica come sempre! ❤ Sentire qualcuno eccitato per me è un'emozione indescrivibile: credo di aver scoperto l'amicizia! ❤ Io gioisco per le sue gioie, lei gioisce per le mie. Direi che siamo "in regola", no?... 😉😁
L'unico piccolo neo riguarda il fatto che non sia ancora possibile l'acquisto del mio romanzo attraverso la modalità prime... E va beh, attenderò! 😊🙌

sabato 9 settembre 2017

Il primo capitolo di "Iside e Celeste"

Premetto: non è ancora disponibile la versione cartacea su Amazon e spero vivamente che possa diventarlo a breve (il mio editore, martedì o mercoledì, mi aveva avvisata che, entro 24/48 ore, Amazon lo avrebbe reso disponibile, ma, evidentemente, c'è stato qualche imprevvisto...😧). Comunque, mi piacerebbe riportare il primo capitolo del mio tenero e dolce manoscritto su questa mia pagina di diario, nella speranza che a eventuali visitatori/visotatrici possa esser gradito... ❤

RICORDI D'INFANZIA
«Una volta, da bambina, giunsi persino ad implorare alcune suore per una misera scodella di brodo!
Mia madre era morta. Una bomba fece esplodere il suo corpo e io mi ritrovai inconsapevolmente immersa in quello scenario a dir poco raccapricciante...
Ero rimasta sola. Accompagnata unicamente dalle perplessità e dalla grande inesperienza che caratterizzano, in genere, una bambina di sei anni.
Ricordo ancora la sua forza nel gridarmi: "Corri Iside! Non voltarti e corri!"
Poi: un boato assordante.
Mia madre si era spostata al fondo della nostra lunga catena umana per poter soccorrere mia nonna, la quale non riusciva più a deambulare. In lontananza, durante quella frenetica corsa, mentre il mio cuore mi violentava il petto, continuavo ad udire il suo rigido imperativo.
Dopo un centinaio di metri, avvertii quel rumore incredibilmente forte; ma io non mi arrestai e, spinta dal terrore e dai miei compagni di fuga (forzati corridori quanto me), proseguii, affaticata, lungo quel percorso senza una meta precisa.
Tutto ad un tratto, la gente intorno a me si era fermata. Così feci anch'io e cominciai a chiamare mia madre: "Mamma? Dove sei? Mammaa?"
Iniziai a ripercorrere la strada appena battuta per ritrovare mia madre e mia nonna. Mi sentii redarguire da una voce femminile: "Ma cosa stai facendo, sciocca? L'hai scampata e ora vorresti ritornare indietro?"
Non mi curai minimamente delle parole di quella donna e continuai ad allontanarmi dalla calca di persone che aveva corso insieme a me. Più avanti trovai una pozza di sangue e brandelli di carne umana.
Mia nonna era accasciata a terra. Con una mano si stringeva il petto e nell'altra teneva qualcosa.
Mi avvicinai a lei: "N-nonna?"
La mia povera nonna cercò di farsi forza, tentando di alzare leggermente il busto, poi, tremante, mi domandò con un filo di voce: "La vedi questa?"
"S-sì, nonna. La vedo" risposi ansimante.
"Tua madre la portava al collo. Gliel'avevo regalata io, perché credevo che un Dio, da lassù, l'avrebbe potuta proteggere e invece... Lei, ora, non c'è più, perché è venuta in mio soccorso. Continua tu, a cercarlo, piccola!" mi disse con un sussurro.
"I-io cosa devo fare, nonna? Chi devo cercare?" le chiesi, dubbiosa.
Con i suoi ultimi respiri, mia nonna mi rispose: "D-dio."
Socchiuse gli occhi e quella collanina, con il ciondolo a forma di crocifisso, le scivolò via dalla mano. Prontamente, io la raccolsi e, singhiozzando, me la misi al collo» raccontò Iside Feuerbach.
«È terribile! Ciò che le è capitato, signora Feuerbach, deve essere stato atroce. Vedere sua madre in quello stato e sua nonna morente... Una visione del genere, certo, deve traumatizzare a vita una piccola creatura, come era lei, all'epoca dei fatti.»
«Già... Ma ti sarei davvero molto grata se iniziassi a chiamarmi per nome. Io, per te, d'ora in avanti, sarò semplicemente: Iside. Abbandoniamo, ti prego, ogni tipo di formalità d'obbligo. E, se fosse possibile, cominciamo col darci entrambe del "tu"? Che cosa ne penseresti?»
«Beh, se desidera in questo modo...»
Avendo notato l'espressione di disappunto della donna, l'infermiera si corresse all'istante, aggiungendo: «Volevo dire: se desideri così, Iside, non mi rimane altro da fare che accontentarti?... Dico bene?» le ammiccò.
«Sai benissimo quanto io sia una testa di cavolo, non è forse così?» Iside le lanciò quella battutina con chiaro sarcasmo.
«N-no. Si sbaglia! Cioè, ti sbagli, Iside.»
«Dai, su! Non diciamo fesserie! Puoi essere sincera con me, Celeste. Conosco un po' il mio carattere e so di essere una vera testarda! Mio marito me lo ripeteva sempre.»
«Le diceva questo? Ops!» Celeste, imbarazzata, si morse il labbro inferiore e si giustificò: «mi perdoni, ma non credo proprio di poterci riuscire a darle del &tu&. Il direttore, qui, pretende la massima serietà verso i propri pazienti e nel suo regolamento è inclusa la formalità del "lei".»
Celeste nutriva una grande simpatia nei confronti di quella cara paziente, ma restava pure il fatto che lei fosse una dipendente di quella struttura sanitaria.
«Oh, quante storie! Più che di formalità, qui dovremmo parlare di distacco e freddezza!» controbatté la donna in modo seccato.
«Ma lei sa bene che il nostro regolamento è così e che qualunque trasgressione potrebbe venir punita con un licenziamento» ammise la dolce infermiera, quasi con un sussurro, abbassando gli occhi e rivolgendoli al pavimento sotto i suoi piedi.
«Non voglio più metterti in difficoltà, allora.»
«Mi dispiace molto, signora Feuerbach. Vorrei tanto poter fare uno strappo alla regola per lei, ma, vede...»
«Non c'è alcun problema. È evidente che tu sei una ragazza per bene: nutri un profondo rispetto per il tuo lavoro e per noi poveri malati» Iside interruppe il suo timido tentativo di trovare una giustificazione.
«Grazie mille. È vero: ho sempre il terrore di sbagliare e, a maggior ragione, mi impongo di seguire le norme di comportamento. Ma, prima, mi stava iniziando a parlare di suo marito, o sbaglio?»
«Oh, Karl...»
«Karl?» Celeste aggrottò gli occhi, «mi scusi, ma suo marito non si chiamava Franz?»
«Mhm... S-sì, giusto. Il nome del mio marito "ufficiale" era Franz. Franz Schuster, per l'esattezza. Io, però, mi ostino tuttora (come allora) a non crederci. Lui non era assolutamente l'uomo con il quale avrei voluto trascorrere il resto della mia esistenza!» affermò la paziente con grande sicurezza.
L'indignazione e il disgusto erano chiaramente dipinte sul volto della signora Feuerbach.
«Mi sembra di capire che lei sia stata costretta a sposarlo?...» si insinuò, tentennante, l'infermiera.
«Sì. Ebbene sì, Celeste. Mio padre mi impartì quell'ordine. Dopotutto, la razza ariana avrebbe dovuto proseguire in qualche modo... E questi fili di pagliuzza grigia che mi ritrovo sulla testa, un tempo erano biondo dorati. Gli occhi blu, invece, sono rimasti gli stessi di 40 anni fa; anche se, ai tempi, non erano così ricolmi di stanchezza e di angoscia come lo sono ora» ammise la donna, scuotendo leggermente la testa.
«Che cosa caratterizzava i suoi occhi, quando era più giovane?»
«I miei ideali e la ferma volontà di poter cambiare il mondo.»
«Non ci è riuscita, signora Feuerbach?»
«Ah ah! No. Io, almeno, no. Ma spero vivamente che qualcun'altro possa riuscire in tale ardua impresa.»
L'infermiera guardò un po' stranita la signora Feuerbach ed affermò: «Oggi esiste maggiore libertà. Una donna può sposare l'uomo che desidera avere al suo fianco. La pratica dei matrimoni combinati, anche se vige ancora in certi paesi, qui, perlomeno, si è vanificata e ora respiriamo un clima diverso da quello che ha segnato i duri tempi della sua gioventù.»
«Non mi sto riferendo solamente ai matrimoni combinati, Celeste. Io parlo della cattiveria insita nell'animo umano. Quel tipo di malignità che ha divorato alcune persone, durante la guerra e che continuerà a masticarsele nel presente e in avvenire.»
«Ah, capisco, signora Feuerbach.»
Alla paziente risultò palese che la giovane infermiera non avesse capito molto di quel suo acceso discorso.
«Ora, io dovrei andare, signora Feuerbach. La sua flebo è finita e, per oggi, è terminato il mio turno. Ma domani, se lei ha piacere nel raccontarmi la storia della sua vita, io sarò ben lieta di prestarle nuovamente la mia attenzione.»
«D'accordo, signorina!»
«Signora!» Celeste controbatté imbarazzata, spostandosi una ciocca di capelli dietro all'orecchio.
«Oh! Scusami tanto. Non lo sapevo. Hai figli Celeste?»
«N-no. Almeno, non al momento, ma la volontà di averne c'è!»  le sorrise intimidita.
«Certo, comprendo. Quando una coppia vive serena, quello è naturale che rappresenti il passo successivo...» le fece un simpatico occhiolino e Celeste la salutò come di consueto.

L'amore, la vita, la morte. Credo di aver toccato questi punti, all'interno del mio manoscritto. L'ho fatto a modo mio, certo... Il romanticismo, l'amore a prima vista e l'affetto disinteressato. ❤ La vita è proprio un soffio, ma conta ciò che ci lasciamo alle spalle; conta quanto siamo riusciti a riempire il cuore delle persone... Spero di poter lasciare un segno. 😘🙌

venerdì 8 settembre 2017

Il potere della lettura e della scrittura


"La forza, la forza è necessaria: senza forza non otterrai nulla; e la forza bisogna conquistarla con la forza stessa, ma questo loro non lo sanno", Raskòlnikov pensa tra sé e sé, quando arriva al punto di credere che la sua vita non sia finita.
La "malattia" (come la definisce lo stesso protagonista), che lo ha colpito in seguito a quei suoi due efferati omicidi, sarebbe terminata nel momento in cui lui soccorre la vedova e i figli dell'amico Marmelàdov.
Mi trovo solamente a pagina 181 e (considerato che il romanzo termina a pagina 478) posso affermare di essere sul punto di "incontrare" il "cuore" dello stupefacente racconto di Dostoevskij.
Aggiungo altri aggettivi per descriverlo: angosciante, irritante, fastidioso, pazzo!
In poche parole: lo adoro! 😊
Sembrava che Raskòlnikov volesse vuotare il sacco, pronto per andarsi a costituire; ma poi, aggrappandosi a ogni piccolo particolare che lo circonda, egli sceglie di aiutare il povero amico alcolizzato, investito da una carrozza ed esalante il suo ultimo respiro.
È un romanzo che mi sconquassa. Le riflessioni sulla sofferenza umana. I repentini cambiamenti di umore del giovane protagonista; la freddezza con cui confessa il suo delitto spacciando il tutto per uno scherzo... 😰 Mi fa rabbrividire e mi spinge a saperne di più, pagina dopo pagina. 
L'autore padroneggia il mondo delle emozioni. Questa è l'impressione che, personalmente, mi sono fatta. Egli sviscera un sentimento (sentimenti perlopiù negativi, si intende...) e ne mostra le sfaccettature, rapisce l'attenzione.
Con tutta onestà, io non riesco a togliermi dalla mente Raskòlnikov, mentre prende il cordone del campanello e lo tira, avvertendo il suono di latta... Lo stesso campanello che suonò il giorno del suo duplice omicidio, nello stesso appartamento in cui si verificò il delitto.
Brividi lungo la schiena di fronte alla sua lucida follia. Mi inchino di fronte a tanta maestria, sperando di trarne qualche lezione per il mio impervio e tortuoso futuro da scrittrice! 😑😊
Oggi, dato che il mio bambino si trova dalla sua nonna, mi sono dedicata a ciò che mi fa stare meglio: una buona ora di lettura e correzioni su correzioni! 
Ho terminato un racconto, ma voglio ultimarlo e rifinirlo. Voglio conferire via via sempre più precisione alle emozioni che tento di esaltare. Speriamo in bene...
Comunque, ci sto lavorando molto su! 😉
Quando scrivo, io mi sento me stessa. È come se un flusso di energia passionale mi sgorgasse da dentro e venisse espulso attraverso le dita della mia mano destra.
Mi piace! È una sensazione unica. Magica.
Potrei continuare a parlarne, qui, su questa pagina spiegazzata del mio piccolo diario virtuale (così mi ostino a immaginarmela!😊).
Boh... A volte mi sento sciocca: potrei utilizzare il mio tempo in altre attività (magari nella pulizia della casa o nel fare shopping con le amiche, oppure nel stare al telefono per ore e ore), ma nulla mi verrebbe più naturale del leggere e dello scrivere.
Nutro sempre e costantemente la speranza di poter essere apprezzata, un giorno, non molto distante...
Ci credo. Ci credo fermamente. E sono pronta a distruggere ogni mia convinzione per poterne riformulare di nuove, per poter proseguire ed esibire quella profondità che reputo di possedere dentro di me. Ci credo! 😊

sabato 2 settembre 2017

Ritrovarsi

Ho trascorso con il mio bimbo una piacevolissima serata in compagnia di mio fratello e della sua famiglia. 😊
Era da un bel po' di tempo che non ci ritrovavamo a tavola insieme.
Ho notato con gioia il bel rapporto che si è instaurato tra mio figlio e il suo cuginetto ed è stato fantastico scambiare qualche battuta spassosa con mio fratello, confidarmi con mia cognata.
A volte, sono proprio le cose semplici a regalarti la vera gioia...
Non serve chissà cosa! Basta una tavola apparecchiata e un sorriso sulle labbra per rendere tutto magico. ❤
Ci eravamo persi un po', ma, sicuramente, farò in modo che questo non accada più.
La vita può allontanare, ma sta a noi ricordare il posto in cui ci siamo sentiti davvero bene e, naturalmente, io non dimenticherò...
La mia amica (uso appositamente l'articolo: "la"! 😊) mi ha inviato una lettera.
Una lettera triste, che chiede spiegazioni ad un uomo sparito nel nulla... Un uomo che non ha meritato affatto i sentimenti puri e sinceri della mia cara amica.
Non si può sparire dalla vita di una persona senza un minimo di spiegazione!
Bisognerebbe sempre mettersi nei panni degli altri. Parlare anche quando non se ne avrebbe il coraggio.
La lealtà e la trasparenza vanno inseguite in ogni rapporto umano, specialmente quando ci sono in ballo dei sentimenti...
La delicatezza. Ci vuole delicatezza quando si frequenta una donna (soprattutto se questa donna dimostra di possedere un gran cuore e una profonda bontà d'animo).
Le cose, è vero, non vanno sempre come dovrebbero andare; ma è necessario essere onesti il prima possibile. 
Svanire nel nulla è un modo molto infantile di troncare un rapporto: ci vuole coraggio per creare un legame e ancor di più per spezzarlo.
Boh... Sarà per il fatto che io sono estremamente romantica, ma, alcuni atteggiamenti (perlopiù addebitabili al mondo maschile) non li tollero...
Comunque, resto convinta che la vita tenda a premiare coloro che ci mettono il cuore, motivo per cui la mia amica non tarderà ad incontrare la persona giusta, al momento giusto.
Una volta ho letto una frase. Diceva all'incirca: "per avere amici, devi interessarti alle loro vite". Sembra ovvio, no? Beh, per me non lo era, fino a circa un anno fa, quando ho ritrovato la mia cara amica dei tempi delle medie. Con lei il mio interesse scatta in automatico: non devo sforzarmi di provare interesse. Posso restare me stessa, ascoltandola, rallegrandomi per le sue gioie e incupendomi per le sue inoddisfazioni.
Lo so che stai leggendo... Birretta? 😉
P.s. Sto continuando la lettura di "Delitto e castigo". Mi piace, mi prende, mi rapisce, mi toglie il fiato! 
Ogni volta in cui mi devo fermare di leggere, una domanda mi stuzzica: "e ora che cosa farà Raskòlnikov? Lo scopriranno?" e i suoi timori e la sua condizione febbricitante mi attanagliano e mi disturbano. Ecco! Un romanzo che disturba! Al momento mi sentirei di definirlo così.
P.s.s. Ieri sera ho scritto la mia prima dedica sul mio romanzo "Iside e Celeste". Mia cognata lo ha letto e ci ha tenuto a dirmi che le è piaciuto molto. E vai!!! 😊

giovedì 31 agosto 2017

"Riflessi di Coscienza"


Okay, ora posso dirlo: il mio "Riflessi di Coscienza" nasce una seconda volta! 😊
Ho trascorso circa un paio di mesi a rivedere il mio manoscritto e, dopo aver rotto le scatole al mio editore, ho deciso di modificarlo: a partire dall'uso della punteggiatura nel discorso diretto (le virgolette caporali hanno sostituito i trattini) fino alla rimozione di alcune affermazioni e all'"estirpazione" di errori grammaticali o di termini perlopiù gergali.
Boh... Credo di aver dato del mio meglio anche in questa sfida che ho lanciato a me stessa (in un momento di pausa dalla scrittura). Forse, la prossima estate mi assalirà nuovamente il desiderio di riprenderlo e di rivoltarlo come un calzino e, più che probabilmente, io non saprò resistere all'idea di rimettermi all'opera... 😂
Non credo che queste mie personali rivalutazioni capiteranno anche con i miei prossimi racconti: "Riflessi di Coscienza" rappresenta il mio primissimo tentativo di scrittura e... Col senno di poi... Non che ora io mi ritenga Dan Brown o Stephen King, si intende... Però, maturando, leggendo e cimentandomi ogni giorno nella scrittura, imparo sempre qualcosina di più: i dettagli diventano cruciali e certi strafalcioni grammaticali tendono a prendere da me le dovute distanze... 😕😁
Va bene. Ho detto tutto, credo. 😦😀
Ora torno a leggere "Delitto e castigo" (lo avevo "messo in pausa" per potermi dedicare alla lettura di: "Consigli pratici per uccidere mia suocera"). 
Un romanzo davvero coinvolgente e sconvolgente!
Il protagonista, Raskolnikov, ha appena commesso il suo terribile delitto (delitti, in realtà, perché una seconda vittima è caduta sotto alla sua ascia: una testimone oculare).
Raskolnikov è freddo e risoluto nel suo intento. Avverte la sensazione di essere nel giusto con questo suo efferato gesto, ma la tensione e l'offuscamento della ragione iniziano a torturarlo subito dopo aver commesso quel terribile assassinio.
Voglio, anzi: esigo sapere che cosa capiterà! Il romanzo è molto corposo, perciò credo proprio che impiegherò diversi giorni per poterlo terminare...
Comunque, dal titolo stesso si intuisce perfettamente che il ragazzo non sarà esente da una punizione, da un castigo.
Chissà... La mia mente, quando i miei occhi si allontanano dall'opera di Dostoevskij, comincia a vagare e a ideare i possibili sviluppi... 
Un romanzo che mi rapisce giorno dopo giorno e che mi incute timore. Mi piace! Buona serata a tutti!

domenica 27 agosto 2017

"Consigli pratici per uccidere mia suocera" di Giulio Perrone

Venerdì ho acquistato: "Consigli pratici per uccidere mia suocera" di Giulio Perrone e ieri sera ho terminato di leggerlo. 😊
Il titolo mi ha incuriosita da subito (😁) e poi ero particolarmente interessata a leggere un manoscritto di uno scrittore ed editore.
Il titolo fa sorridere e ti catapulta all'istante nella tipica (e famigerata... 😂) relazione genero/nuora-suocera; ma, in realtà, questo argomento non viene pressoché affrontato dall'autore. È l'editore (ovvero il datore di lavoro del protagonista del racconto) che assegna un preciso compito ai suoi quattro collaboratori: cercare un modo originale per far fuori una suocera! 😂 L'uomo dà questa bizzarra consegna ai suoi dipendenti perché vuole terminare il proprio romanzo, ma gli manca questo elemento cruciale. Inoltre, promette di assumere in modo definitivo colui o colei che sia stato/a veramente in grado di stupirlo.
Il boss è un genio, oppure un pazzo (cito, più o meno, quelle che sono state le parole del protagonista per descriverlo) ed è divertente, stravagante. 😁
Leo, il protagonista, soffre di alcune problematiche: innanzitutto lui è un indeciso cronico, un accidioso, non riesce quasi mai a dire di no e poi lascia la sua intera vita al caso...
Divorzia dalla moglie, Marta, per intrecciare una relazione stabile con l'amante, Annalisa.
Una volta fidanzato ufficialmente con Annalisa, torna sui suoi passi e vive una relazione clandestina con l'ex moglie.
La trama è molto originale e intrigante; i dialoghi e le riflessioni del protagonista scorrono in modo libero e fluente.
Lo ammetto: ho provato rabbia nei confronti di Leo. Non mi è piaciuta per niente la sua condotta nei confronti delle due povere malcapitate; però sono riuscita, soprattutto sul finale, a compatirlo in parte... Leo non sa che cosa sia l'amore e non riesce a dare un nome alle sue emozioni.
Il padre lo ha abbandonato quando era piccolo e piomba dopo trent'anni nella vita del figlio, trascinandosi dietro il vizio del gioco e delle donne...
La figura paterna di Leo mi ha divertita, ma, alcune volte, l'ho trovata irritante: lui è un uomo che ha abbandonato il figlio per poi ricomparire nella sua vita allo scopo di chiedergli dei piaceri materiali (perlopiù denaro).
Alla fine, tuttavia, l'uomo ha suscitato in me una certa tenerezza. "Mi viene da pensare che avrei voluto tanto vedere un'alba così insieme a lui anni fa", riflette Leo, seduto accanto al padre, mentre sono intenti ad osservare l'alba che si avvicina.
"Forse è questo che capita quando si cresce? Sentire le stesse sfide, le stesse paure di chi non dovrebbe mai averne ai nostri occhi, e provare semplicemente una sconfinata compassione?" continua a meditare Leo, con una velata malinconia.
Ho riflettuto molto sull'incapacità di agire e di scegliere da parte del protagonista e su quella sua apparente apatia: lui è una vittima di un'infanzia burrascosa. Gli è mancato qualcosa di davvero fondamentale (soprattutto, a mio parere, per un ragazzo): la vicinanza e la complicità di un padre.
Vive contemporaneamente due storie d'amore, ma, secondo me, non è innamorato di nessuna delle due donne. Marta è la donna forte e indipendente (una donna che sa badare benissimo a se stessa, ma che non può fare a meno dell'amore dell'ex marito); Annalisa è la ragazza dolce, molto ingenua, che ha bisogno di protezione e riesce a trovarla in Leo.
"Quando hai a che fare con una donna che ti interessa devi partire da un assunto fondamentale: hai già perso. Quelle che puoi attuare sono strategie di contenimento, al massimo di aggiustamento."
La riflessione si aggira intorno all'immaturità di molti uomini prossimi ai quarant'anni, che non sanno ancora bene che cosa siano le responsabilità della vita e che provano terrore di fronte alla parola: "paternità".
Mi è piaciuto. Ho provato rabbia, tristezza e, a tratti, ha suscitato in me una risata (soprattutto quando vengono descritti i guai del padre, che coinvolgono il figlio).
Concludo con il passo che più mi ha colpita: "Credo fermamente che l'amore non sia fatto di grandi gesti ma di continuità. Non è la gara dei cento metri, è la maratona" questo è il pensiero di Leo, peccato, però, che egli non abbia alcuna intenzione e/o capacità di prepararsi atleticamente per la maratona... 😕😁