sabato 9 settembre 2017

Il primo capitolo di "Iside e Celeste"

Premetto: non è ancora disponibile la versione cartacea su Amazon e spero vivamente che possa diventarlo a breve (il mio editore, martedì o mercoledì, mi aveva avvisata che, entro 24/48 ore, Amazon lo avrebbe reso disponibile, ma, evidentemente, c'è stato qualche imprevvisto...😧). Comunque, mi piacerebbe riportare il primo capitolo del mio tenero e dolce manoscritto su questa mia pagina di diario, nella speranza che a eventuali visitatori/visotatrici possa esser gradito... ❤

RICORDI D'INFANZIA
«Una volta, da bambina, giunsi persino ad implorare alcune suore per una misera scodella di brodo!
Mia madre era morta. Una bomba fece esplodere il suo corpo e io mi ritrovai inconsapevolmente immersa in quello scenario a dir poco raccapricciante...
Ero rimasta sola. Accompagnata unicamente dalle perplessità e dalla grande inesperienza che caratterizzano, in genere, una bambina di sei anni.
Ricordo ancora la sua forza nel gridarmi: "Corri Iside! Non voltarti e corri!"
Poi: un boato assordante.
Mia madre si era spostata al fondo della nostra lunga catena umana per poter soccorrere mia nonna, la quale non riusciva più a deambulare. In lontananza, durante quella frenetica corsa, mentre il mio cuore mi violentava il petto, continuavo ad udire il suo rigido imperativo.
Dopo un centinaio di metri, avvertii quel rumore incredibilmente forte; ma io non mi arrestai e, spinta dal terrore e dai miei compagni di fuga (forzati corridori quanto me), proseguii, affaticata, lungo quel percorso senza una meta precisa.
Tutto ad un tratto, la gente intorno a me si era fermata. Così feci anch'io e cominciai a chiamare mia madre: "Mamma? Dove sei? Mammaa?"
Iniziai a ripercorrere la strada appena battuta per ritrovare mia madre e mia nonna. Mi sentii redarguire da una voce femminile: "Ma cosa stai facendo, sciocca? L'hai scampata e ora vorresti ritornare indietro?"
Non mi curai minimamente delle parole di quella donna e continuai ad allontanarmi dalla calca di persone che aveva corso insieme a me. Più avanti trovai una pozza di sangue e brandelli di carne umana.
Mia nonna era accasciata a terra. Con una mano si stringeva il petto e nell'altra teneva qualcosa.
Mi avvicinai a lei: "N-nonna?"
La mia povera nonna cercò di farsi forza, tentando di alzare leggermente il busto, poi, tremante, mi domandò con un filo di voce: "La vedi questa?"
"S-sì, nonna. La vedo" risposi ansimante.
"Tua madre la portava al collo. Gliel'avevo regalata io, perché credevo che un Dio, da lassù, l'avrebbe potuta proteggere e invece... Lei, ora, non c'è più, perché è venuta in mio soccorso. Continua tu, a cercarlo, piccola!" mi disse con un sussurro.
"I-io cosa devo fare, nonna? Chi devo cercare?" le chiesi, dubbiosa.
Con i suoi ultimi respiri, mia nonna mi rispose: "D-dio."
Socchiuse gli occhi e quella collanina, con il ciondolo a forma di crocifisso, le scivolò via dalla mano. Prontamente, io la raccolsi e, singhiozzando, me la misi al collo» raccontò Iside Feuerbach.
«È terribile! Ciò che le è capitato, signora Feuerbach, deve essere stato atroce. Vedere sua madre in quello stato e sua nonna morente... Una visione del genere, certo, deve traumatizzare a vita una piccola creatura, come era lei, all'epoca dei fatti.»
«Già... Ma ti sarei davvero molto grata se iniziassi a chiamarmi per nome. Io, per te, d'ora in avanti, sarò semplicemente: Iside. Abbandoniamo, ti prego, ogni tipo di formalità d'obbligo. E, se fosse possibile, cominciamo col darci entrambe del "tu"? Che cosa ne penseresti?»
«Beh, se desidera in questo modo...»
Avendo notato l'espressione di disappunto della donna, l'infermiera si corresse all'istante, aggiungendo: «Volevo dire: se desideri così, Iside, non mi rimane altro da fare che accontentarti?... Dico bene?» le ammiccò.
«Sai benissimo quanto io sia una testa di cavolo, non è forse così?» Iside le lanciò quella battutina con chiaro sarcasmo.
«N-no. Si sbaglia! Cioè, ti sbagli, Iside.»
«Dai, su! Non diciamo fesserie! Puoi essere sincera con me, Celeste. Conosco un po' il mio carattere e so di essere una vera testarda! Mio marito me lo ripeteva sempre.»
«Le diceva questo? Ops!» Celeste, imbarazzata, si morse il labbro inferiore e si giustificò: «mi perdoni, ma non credo proprio di poterci riuscire a darle del &tu&. Il direttore, qui, pretende la massima serietà verso i propri pazienti e nel suo regolamento è inclusa la formalità del "lei".»
Celeste nutriva una grande simpatia nei confronti di quella cara paziente, ma restava pure il fatto che lei fosse una dipendente di quella struttura sanitaria.
«Oh, quante storie! Più che di formalità, qui dovremmo parlare di distacco e freddezza!» controbatté la donna in modo seccato.
«Ma lei sa bene che il nostro regolamento è così e che qualunque trasgressione potrebbe venir punita con un licenziamento» ammise la dolce infermiera, quasi con un sussurro, abbassando gli occhi e rivolgendoli al pavimento sotto i suoi piedi.
«Non voglio più metterti in difficoltà, allora.»
«Mi dispiace molto, signora Feuerbach. Vorrei tanto poter fare uno strappo alla regola per lei, ma, vede...»
«Non c'è alcun problema. È evidente che tu sei una ragazza per bene: nutri un profondo rispetto per il tuo lavoro e per noi poveri malati» Iside interruppe il suo timido tentativo di trovare una giustificazione.
«Grazie mille. È vero: ho sempre il terrore di sbagliare e, a maggior ragione, mi impongo di seguire le norme di comportamento. Ma, prima, mi stava iniziando a parlare di suo marito, o sbaglio?»
«Oh, Karl...»
«Karl?» Celeste aggrottò gli occhi, «mi scusi, ma suo marito non si chiamava Franz?»
«Mhm... S-sì, giusto. Il nome del mio marito "ufficiale" era Franz. Franz Schuster, per l'esattezza. Io, però, mi ostino tuttora (come allora) a non crederci. Lui non era assolutamente l'uomo con il quale avrei voluto trascorrere il resto della mia esistenza!» affermò la paziente con grande sicurezza.
L'indignazione e il disgusto erano chiaramente dipinte sul volto della signora Feuerbach.
«Mi sembra di capire che lei sia stata costretta a sposarlo?...» si insinuò, tentennante, l'infermiera.
«Sì. Ebbene sì, Celeste. Mio padre mi impartì quell'ordine. Dopotutto, la razza ariana avrebbe dovuto proseguire in qualche modo... E questi fili di pagliuzza grigia che mi ritrovo sulla testa, un tempo erano biondo dorati. Gli occhi blu, invece, sono rimasti gli stessi di 40 anni fa; anche se, ai tempi, non erano così ricolmi di stanchezza e di angoscia come lo sono ora» ammise la donna, scuotendo leggermente la testa.
«Che cosa caratterizzava i suoi occhi, quando era più giovane?»
«I miei ideali e la ferma volontà di poter cambiare il mondo.»
«Non ci è riuscita, signora Feuerbach?»
«Ah ah! No. Io, almeno, no. Ma spero vivamente che qualcun'altro possa riuscire in tale ardua impresa.»
L'infermiera guardò un po' stranita la signora Feuerbach ed affermò: «Oggi esiste maggiore libertà. Una donna può sposare l'uomo che desidera avere al suo fianco. La pratica dei matrimoni combinati, anche se vige ancora in certi paesi, qui, perlomeno, si è vanificata e ora respiriamo un clima diverso da quello che ha segnato i duri tempi della sua gioventù.»
«Non mi sto riferendo solamente ai matrimoni combinati, Celeste. Io parlo della cattiveria insita nell'animo umano. Quel tipo di malignità che ha divorato alcune persone, durante la guerra e che continuerà a masticarsele nel presente e in avvenire.»
«Ah, capisco, signora Feuerbach.»
Alla paziente risultò palese che la giovane infermiera non avesse capito molto di quel suo acceso discorso.
«Ora, io dovrei andare, signora Feuerbach. La sua flebo è finita e, per oggi, è terminato il mio turno. Ma domani, se lei ha piacere nel raccontarmi la storia della sua vita, io sarò ben lieta di prestarle nuovamente la mia attenzione.»
«D'accordo, signorina!»
«Signora!» Celeste controbatté imbarazzata, spostandosi una ciocca di capelli dietro all'orecchio.
«Oh! Scusami tanto. Non lo sapevo. Hai figli Celeste?»
«N-no. Almeno, non al momento, ma la volontà di averne c'è!»  le sorrise intimidita.
«Certo, comprendo. Quando una coppia vive serena, quello è naturale che rappresenti il passo successivo...» le fece un simpatico occhiolino e Celeste la salutò come di consueto.

L'amore, la vita, la morte. Credo di aver toccato questi punti, all'interno del mio manoscritto. L'ho fatto a modo mio, certo... Il romanticismo, l'amore a prima vista e l'affetto disinteressato. ❤ La vita è proprio un soffio, ma conta ciò che ci lasciamo alle spalle; conta quanto siamo riusciti a riempire il cuore delle persone... Spero di poter lasciare un segno. 😘🙌

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